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GLI ATTRIBUTI DELL’ELEGANZA. Che cos’è l’eleganza oggi

GLI ATTRIBUTI DELL’ELEGANZA

Che cosa si intende per “eleganza” oggi?

Daniel Roche la descrive come una regione strana, e forse perciò affascinante, in cui il materiale e lo spirituale si mescolano con particolare energia. (“La culture des Apparences”, 2007). Un territorio tanto poliedrico quanto inafferrabile: l’eleganza è una qualità, un modo d’essere, di abbigliarsi e di sapersi comportare in società, cui tutti – in maniera più o meno evidente – aspiriamo, ma che pochi, effettivamente, sarebbero in grado di esplicare e definire in maniera esaustiva. Nemmeno la sua etimologia latina, in tal senso, ci è utile per farcene un’idea precisa, in quanto l’elegantia per gli antichi Romani indicava la “capacità di saper scegliere”. Considerando che l’eleganza è una variabile che muta a seconda delle epoche e dei cambiamenti sociali e geografici, culturali e storici, quali sono i punti di riferimento cui affidarsi nell’epoca odierna?

Che non sia facilissima da ottenere, pur nelle sue innumerevoli sfumature, è un dato di fatto. La tesi tradizionale afferma che l’eleganza sia una dote addirittura innata, cui solamente pochissimi fortunati sono chiamati ad accedere con una vera e propria iniziazione personale (generalmente nell’ambito familiare), mentre per tutti gli altri uomini sia necessaria un’adeguata esperienza, un’incessante curiosità unita a passione ed impegno personali per poter raggiungere un risultato discretamente elegante.

Conoscere i canoni e le regole consolidate nel tempo risulta essere quindi un valido aiuto per chiunque voglia raggiungere una discreta eleganza, al giorno d’oggi; non tanto per adeguarvisi acriticamente, quanto per avere un punto fermo da cui partire per fare le proprie scelte autonome senza cadere in scelte stilistiche avventate, errate o addirittura ridicole. 

L’ABC.. DELL’ELEGANZA: LO STILE CLASSICO

Giorgio Mendicini, ne “L’eleganza maschile. Guida pratica al perfetto guardaroba”, identifica l’eleganza con ciò che gli studiosi chiamano codice di abbigliamento maschile che nel tempo i continui tentativi di cambiamento e le nuove tendenze non sono riusciti ad intaccare.

Nella società Occidentale, per le classi medie e alte, questo codice consiste essenzialmente nel completo, ovvero nell’abito con giacca, pantalone e cravatta; un modo di vestire divenuto via via imperante anche nei paesi in via di sviluppo, contrapponendosi alle locali vesti tradizionali, così come anche nella società Orientale, ed adottato – con opportune modifiche “al femminile” – anche dalle donne stesse, di ogni parte, cultura e religione.

Che cosa significa tutto ciò?

L’ampia diffusione del completo non è dovuta al semplice apprezzamento estetico delle sue forme, quanto ai valori ben precisi ed ai simboli che questo tipo di abbigliamento è in grado di esprimere: ovvero, il lavoro, il capitale, la produzione, l’azienda, la carriera professionale, il potere, l’autorità, la ricchezza, l’autodeterminazione. Un abbigliamento che, non a caso, affonda le proprie radici nella realtà sobria e austera della classe borghese, promotrice della Rivoluzione Industriale, e che ha assorbito nel tempo le modifiche ed aggiunte successive da parte dell’alta società, quali i dandy, i letterati, gli artisti, gli attori del cinema, i principi di sangue reale, gli stilisti e i designers, nonché di interi sistemi politico-produttivi.

Lo stile cosiddetto “classico” da allora ha mantenuto nel tempo le stesse fondamenta, ed è stato perfezionato in eleganza in particolare dagli inglesi (vedi i sarti di Savile Row), ha subìto ulteriori influenze americane ed infine decisive innovazioni tecniche da parte dell’altissima manifattura italiana.

Nulla ci impedisce di pensare, dunque, che il fine men’s dress possa considerarsi oggi una colonna portante dell’abbigliamento maschile, cui le attuali tendenze attingono rispettosamente o stravolgono in nome della sovversione – ma che risorgono periodicamente dalle proprie ceneri, come l’araba fenice, dopo ogni crisi o “rivoluzione” che sia.

“L’approccio dell’uomo elegante è esattamente agli antipodi rispetto a quello imposto dalla cosiddetta ‘moda’”, ribadisce Tommaso di Benedetto, elegantissimo libero professionista milanese in A proposito di eleganza. Una guida allo stile maschile. Al bando, cioè, le tendenze effimere, se si hanno aspirazioni di vera eleganza, perché queste, in ossequio a necessità di marketing, stravolgono le regole in una incessante contraddizione. La vera eleganza è piuttosto una rifinitura nel tempo; ciò che potremmo dire il risultato di continui vertici raggiunti nel prodotto del lavoro dei grandi artigiani che da decenni si mettono a servizio dei propri clienti per offrire un risultato di altissima qualità, perfezionando costantemente ed incessantemente il prodotto. Per la medesima ragione, secondo l’autore, sono da evitare i consigli dispensati dalle riviste dedicate all’abbigliamento maschile divenute in gran parte, per inevitabili esigenze commerciali, un’estensione della pubblicità riducendo i reali contenuti editoriali di qualità al proprio interno.

ALLE ORIGINI DELLA MODERNA ELEGANZA

“Il bruto si copre, il ricco e lo sciocco si adornano, l’elegante si veste.” Honoré de Balzac (1799 – 1850)

Molti di quelli che sono gli attuali canoni della sartoria inglese sono stati introdotti duecento anni fa dall’antesignano dell’eleganza odierna: George Bryan Brummel (1778-1840), il quale sosteneva che l’eleganza fosse fatta in gran parte da ciò che non si nota, o addirittura che non si vede; il fascino del discreto, insomma, del dettaglio suggerito ed evocato piuttosto che esibito e messo in mostra.

Tale principio ben si sposava all’etica prettamente borghese dell’austerità e della moderazione, trovando manifestazione in un abbigliamento sobrio e lineare che si contrapponeva in tutto e per tutto agli abiti sfavillanti e sfarzosi della nobiltà che aveva dominato nelle epoche precedenti. 

La sua ampia diffusione nel tessuto sociale è da attribuire non certo alla volontà dello stesso Brummel, quanto alle mutate condizioni sociali, che videro nel nuovo abito da lui proposto un nuovo modo elegante di abbigliarsi, molto più economico rispetto agli abiti sfarzosi della vecchia aristocrazia, oltre che più semplice da procurarsi.

GLI INGREDIENTI PER UN GUARDAROBA ELEGANTE

Si può affermare con certezza che dalla fine del Settecento, l’eleganza maschile si componga di alcuni elementi che possiamo così riassumere:

1.

Il buon taglio del capo, preferibilmente dalle linee essenziali e semplici,

avvalendosi del savoir faire personale per evitare eccessi e ostentazioni ridicole. Una buona qualità sta infatti nell’artigianalità, nella qualità della fattura e delle materie prime – e non nella preziosità o nella sofisticazioni dei tessuti o delle lavorazioni.


2.

Il senso di misura ed equilibrio nell’insieme

La ricerca dell’armonia deve coinvolgere tutti gli elementi, le proporzioni, i colori e le fantasie nel loro insieme, che sia appropriato al contesto sociale in cui li si indossa. Se, per esempio, si userà un elemento del proprio vestiario vistoso e inusuale, è bene controbilanciare gli altri elementi scegliendoli neutri e misurati. 

Anche una fisicità proporzionata – su cui le maniche e il pantalone cadano in modo asciutto – è generalmente più armonica rispetto ad una prestanza fisica e ad una corporatura particolarmente virile; anzi, se del genere “palestrata”, è addirittura controproducente, in quanto tale silhouette con spalle larghe e bacino stretto è considerata poco elegante, che solamente una buona fattura sartoriale saprà celare e armonizzare nel suo insieme.


3.

La nonchalance, la sicurezza interiore e non “costruita” con cui si indossano i capi

E’ inelegante tutto ciò che appare come studiato e affettato: la ricerca dell’armonia non deve lasciar trasparire lo sforzo che nasconde. Secondo Tommaso di Benedetto, deve essere “tale da far sembrare che abbia scelto quasi casualmente quel che si indossa, o comunque che si tratti di un insieme che gli appartiene intimamente e che ha indossato chissà quante volte nel passato”, includendo le piccole imperfezioni e/o un’apparente moderata trascuratezza, o le piccole eccentricità che fanno parte della propria personalità.

Ammessi anche i segni del tempo, quali rughe e capelli bianchi, da sfoggiare con orgoglio, in quanto rappresentano un’esperienza e un vissuto. Da bandire invece tinte, riporti e qualunque forma di giovanilismo dall’immagine di un uomo che voglia essere davvero elegante.


L’ELEGANZA… TRA INDIVIDUALITA’ E ARTE DEL DANDISMO

In un’epoca come la nostra attuale, in cui le tendenze stilistiche sono effimere, contraddittorie, pluricentrali, volubili e tanto varie quanti sono i brand che le propongono, emerge ancora in qualche gentiluomo un forte desiderio di un’esclusiva ed originale concezione della vita, che è essenzialmente quella del dandy, ossia di colui che modella se stesso come lo scultore fa con la materia inerte.

Conoscere le regole e i consigli dei grandi maestri e crearsi una solida concezione personale dell’eleganza è di certo la chiave per avvicinarsi il più possibile all’immagine di sé che si voglia trasmettere, non senza aggiungere alla ricetta di base alcuni ingredienti fondamentali: creatività, perversione, eccentricità, vanità, ironia, sensibilità, conoscenza della storia ma anche dell’attualità, ed un senso profondo della propria identità e dei propri gusti, che non possono e non devono prescindere da un’eleganza autentica.

(A breve sul blog di Sartoria Leonardo i successivi step dell’eleganza.)

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