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QUANDO IL SARTORIALE È MOLTO PIÙ DI UN CAPO IN TAGLIA: LA VESTIBILITÀ PERFETTA

QUANDO IL SARTORIALE È MOLTO PIÙ DI UN CAPO IN TAGLIA: LA VESTIBILITÀ PERFETTA

Determinare accuratamente la propria taglia: un passo fondamentale, sì, ma non sufficiente, soprattutto se parliamo di capi sartoriali su misura. Ecco alcuni accorgimenti per verificare che il suo abito artigianale calzi (davvero) a pennello

Basterebbe misurare la circonferenza del torace: si circonda la parte più ampia del busto – passando per i capezzoli e le scapole – con il metro, tenendolo aderente al corpo senza stringere. Il valore ottenuto va diviso per due e arrotondato all’intero più vicino: questo è il valore della sua taglia.

Il procedimento è semplice. Di certo, però, si tratta di un valore che nella sua accezione più stretta, tiene conto solamente dell’ampiezza del torace e suggerisce, a grandi linee, un’approssimazione, un’idea di corporatura che nell’approccio puramente sartoriale non basta per poter realizzare un capo su misura che calzi senza difetti. Che abbia, cioè, la vestibilità ideale, che valorizzi al meglio la propria fisionomia: questa potrà essere determinata soltanto da un appuntamento con il suo sarto di fiducia, sulla base delle sue – uniche e specifiche – particolarità fisiche. 

A livello di corporatura, vi sono infatti tante variazioni quante sono le diverse corporature individuali esistenti, che prescindono dalle taglie standard, in cui ogni parte del corpo risulta essere in perfetta proporzione a tutte le altre. Che sia la lunghezza del busto o la larghezza delle spalle, piuttosto che l’accollatura, eventuali asimmetrie e la presenza di muscoli, tali misure vanno considerate separatamente proprio perché più suscettibili a variazioni inaspettate, inconsuete, proprie e specifiche di ciascuna persona.

SARTORIALE VS. IN TAGLIA

È rivelatorio notare che, nella moda – sostiene Eleonora Fiorani in Abitare il corpo: la moda (Lupetti, 2004) – l’attenzione è incentrata non tanto sul corpo in sé, quanto sul tipo di relazione che questo stabilisce con l’abito stesso.

Nella moda contemporanea, è un corpo che se dapprima si esibisce, poi si nasconde; si maschera o si traveste; si svela tramite trasparenze, o ricrea illusioni tramite imbottiture. Un corpo che attraverso l’abito si scrive addosso dei modi di essere, infinite storie, racconti, appartenenze. Un corpo che spesso viene manipolato, plasmato, “educato” e riparato, conformato a determinati canoni sociali od estetici voluti dalla moda del momento, ma non solo. Anche da quella moda che si fonda su una produzione standardizzata, di massa, impersonale, dettata spesso da limiti e confini spesso troppo ristretti cui l’individuo deve assoggettarsi per potersi dire alla moda.

Prendere come costante punto di riferimento la propria taglia, di fatto, non garantisce sempre la giusta vestibilità, dato che non si tratta di un valore universale per tutte le aziende, e nemmeno per tutti i paesi del mondo. È sempre più comune tra le case di moda, ad esempio, la tendenza a distaccarsi dai modelli convenzionali delle proporzioni, sull’onda della cosiddetta vanity sizing, per cui la taglia dichiarata sull’etichetta tende ad indicare valori più bassi rispetto alle reali ed effettive misure del cliente. Un tentativo di allargare il target di mercato? Pare proprio di sì. L’intento sarebbe infatti quello di accrescere l’autostima del cliente rendendolo così più propenso ad acquistare un determinato capo d’abbigliamento, che non nel caso in cui gli venisse mostrata la reale taglia.

In cosa differisce l’abito sartoriale in quest’ottica? Il motivo è evidente: per la sua stessa definizione, origine e funzione, l’abito sartoriale si sgancia dalla logica di subordinazione del corpo rispetto all’abito, ponendo proprio il corpo – nelle sue imperfezioni – al centro; e lo fa offrendogli una veste fatta su misura pensata appositamente per valorizzarlo al meglio nella sua unicità ed irripetibilità.

L’abito sartoriale ha la capacità tutta sua di adattarsi a qualsiasi conformazione fisica, e al tempo stesso, pone la libertà di scelta e le preferenze dell’individuo in primo piano per ciò che riguarda la foggia, i tessuti, i colori, i tagli, le silhouette, i dettagli, la sua estetica in senso lato, distaccandosi dai canoni ed imposizioni delle autorità del campo. Tutt’altro che protesi sociale, dunque: è il gusto del cliente ora a regnare sovrano.

Soltanto un’accurata presa delle misure e una reale competenza del sarto potranno garantire la vestibilità dell’abito più idonea alla sua corporatura. Ma per evitare di arrivare impreparato al suo appuntamento con il suo sarto di fiducia, che saprà ricreare l’abito giusto per lei, ecco alcune linee guida che le servirà tenere a mente d’anticipo.

LA VESTIBILITÀ PERFETTA: QUESTIONE DI DETTAGLI

1. INDOSSARE IL CAPO


Quando indossata, la giacca dovrebbe calzare perfettamente, permettendole di muoversi facilmente. La cucitura della spalla dovrebbe adattarsi il più possibile alla giuntura della spalla con il braccio, quindi il punto più lontano dal centro del petto, in modo da non stropicciarsi e non essere troppo tesa. Se la cucitura oltrepassa la spalla scendendo lungo il bicipite superiore, significa che la giacca è troppo larga: si formeranno delle grinze anti-estetiche lungo la manica e sulla schiena. Se, al contrario, il giromanica è troppo stretto, si avranno difficoltà nell’indossare il capo.

La vestibilità perfetta non prevede eccessi di tessuto: l’andamento del tessuto dovrebbe rimanere omogeneo in ogni parte dell’abito seguendo una linea retta, senza creare pieghe o grinze o risultare, al contrario, troppo attillato. Un indicatore importante è determinato dal colletto della giacca, che deve aderire perfettamente alla parte posteriore del collo.

Se si solleva lasciando dello spazio vuoto significa che è troppo largo. Se forma una piega orizzontale nella parte inferiore del collo, vuol dire che il collo è troppo stretto e non tiene correttamente conto dell’inclinazione delle spalle o della postura di chi lo indossa: errore, questo, più comune nelle giacche realizzate in taglia che non nelle giacche sartoriali.

2. LA LUNGHEZZA


La giacca dalla vestibilità giusta dovrebbe coprire un uomo fino al punto in cui il suo fondoschiena inizia a curvare verso l’interno. Per controllare che sia della giusta lunghezza, dovrebbe essere in grado di toccare l’orlo della giacca con le dita quando rimane nella “posizione neutrale”, ovvero con le braccia rilassate lungo i fianchi; idealmente, il fondo della giacca dovrebbe allinearsi con il centro della mano e con la nocca del pollice.

3. L’ABBOTTONATURA


Che sia monopetto o doppiopetto, a due o tre bottoni, la giacca deve potersi abbottonare senza sforzo. Il suggerimento è di provare a chiudere solamente il primo bottone: la vestibilità è corretta se non si creano grinze che partono dall’abbottonatura stessa. Le due metà si devono appoggiare l’una sull’altra senza sormontarsi o sollevarsi, e i due lembi inferiori della giacca non si devono aprire tanto da svelare la camicia sottostante.

4. LE MANICHE


Le maniche della giacca devono essere corte abbastanza da lasciar intravedere i polsi della camicia: poco più di un centimetro, per la precisione. Non deve, insomma, lasciar scoperto tutto il polsino, e nemmeno coprirlo nella sua interezza con la manica della giacca fino al dorso della mano. Se possiede l’appiombo perfetto, la manica cadrà regolarmente, seguendo la piegatura e l’andamento naturale del braccio. Tenga conto del fatto che, se indossa l’orologio, la lunghezza della relativa manica dovrebbe essere più corta rispetto all’altra.

5. LA CAMICIA


Il colletto deve distare circa un dito dal collo per assicurare la giusta vestibilità. La lunghezza della camicia non deve superare di 10 – 15 centimetri il fondoschiena, l’orlo deve essere curvato seguendo la conformazione del corpo; non deve uscire dai pantaloni e scoprire la pelle quando si alzano le braccia. Se inoltre la cucitura delle spalle è correttamente realizzata, non dovrebbe riscontrare problemi nel sollevare le braccia a 45 gradi. 

I polsini devono essere lunghi abbastanza da poggiare delicatamente sull’attaccatura del pollice, e stretti abbastanza da non scivolare sulla mano, e coprendo l’eventuale orologio.

6. IL PANTALONE


Il giusto sta nel mezzo anche per quanto riguarda il pantalone: inutile dire che vanno evitati quelli troppo stretti, che hanno le pieghe orizzontali che si formano sotto il fondoschiena, e quelli troppo larghi, con dei cedimenti di tessuto a forma di U sotto il fondoschiena. Il pantalone ideale dovrebbe vestire il fondoschiena in modo liscio ed uniforme, e calzare in vita anche senza cintura, scendendo lungo la gamba senza eccessi di tessuto. L’orlo del pantalone dovrebbe appoggiarsi leggermente sulla scarpa, garantendo la cosiddetta battuta – ovvero quella piccola piega che ci deve essere quando il leggero contatto tra l’orlo del pantalone e la scarpa impedisce che tutta la lunghezza del pantalone venga dispiegata.

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